Gippi Rondinella guest allo Psycho – report

Gippi Rondinella

11 novembre 2016

Sin dal mattino l’atmosfera a studio era strana, diversa, lievemente elettrica. Nessuno faceva diretto riferimento alla motivazione di quella carica elettrostatica che pervadeva l’aria, ma tutti sapevamo che quella sensazione era dovuta all’emozione. Un sentimento causato da un evento che sarebbe accaduto di li a breve, entro poche ore, l’incontrare, conoscere e potersi far tatuare da uno dei pionieri, o forse il padrino, del tatuaggio romano e anche italiano, Gippi Rondinella. Per la maggior parte di noi quell’evento si collegava ad alcuni ricordi d’infanzia, quando passavamo davanti al suo studio e avevamo paura a varcare quella soglia, probabilmente condizionati da quello che ci dicevano i nostri genitori sui tatuaggi e sui tatuati, figurarsi poi cosa potevamo immaginare su chi quei disegni su pelle li realizzava. Per altri quella giornata faceva tornare alla mente l’occasione di averlo incontrato, magari da lontano o di sfuggita, chi nei suoi studi romani, chi in convention.

L’arrivo era previsto per le 14.00, ma il solito traffico romano faceva sì che i minuti si allungassero come l’attesa e noi fremessimo per sapere quali flash avesse preparato, cosa necessitasse per lavorare, come sarebbe stato se altero e arroccato nella sua torre d’avorio come un arcigno vecchiardo o bonario e compagnone come un amico e un padre benevolo. Quando Gippi ha fatto il suo ingresso ci è parso di camminare sui vetri, eravamo preoccupati di far in modo che si sentisse a suo agio e non gli mancasse nulla, lui dal canto suo era estremamente tranquillo e alla mano, per niente altezzoso, faceva crollare tutte le distanze di età e di esperienza con la sua stretta di mano energica, il suo sguardo lucido e penetrante e la sua voce roca, ma calda e accogliente come quella di una persona che ne ha viste tante, ma è sempre pronto a stupirsi.

Dopo esserci presentati tutti, iniziamo la giostra dei tatuaggi, Francesco Lo Sardo, tatuatore romano e proprietario del Monkey Business, è il primo e si fa un sole che sorge dal mare con dei gabbiani, realizzato in freehand. Un tatuaggio molto rappresentativo anche per Gippi che oltre ad aver legato la sua vita a questa forma di artigianato, è anche un instancabile viaggiatore, visti i suoi trascorsi nell’aereonautica civile e come velista. Il secondo è il nostro favoloso Alessandro Lemme che opta per una classica, in questo caso ancor di più, rondinella con la parola “Etica” sotto. Come giustamente ci fa notare Ale, non c’era persona più adatta di Gippi a imprimere una parola del genere sulla sua pelle, visto che non si è mai piegato a compromessi verso quella moda che ha investito il tatuaggio e tutte le sue varie sfere satelliti, come le scuole e i corsi, Gippi è al contrario una persona che nonostante abbia contribuito a fare la storia di questa pratica, ha sempre mantenuto un basso profilo, un’umiltà e appunto un’etica irreprensibile.

Il terzo è il nostro piercer Riccardo Melito aka Rick Bodymodification che sfogliando gli stencil era rimasto folgorato da una tavola con al centro la faccia di un Buddha coronata di foglie circondata da una serie di simboli sacri induisti che avevano subito colpito la sua attenzione. Sceglie un Om circondato da raggi solari, molto stilizzato e un piccolo tridente di Shiva, senza sapere che quelli che componevano la tavola erano dei disegni realizzati da un vecchio tatuatore indiano di strada che lavorava a Goa, Soma, come gli racconterà lo stesso Gippi mentre lo tatua. Quegli stessi disegni saranno poi ripresi dalla Leu Family, in particolare da Philip e saranno da lui rivisti e modificati per diventare quelle tavole che tutti noi conosciamo e ammiriamo. Il vecchio Soma li realizzava appunto per strada e con una macchinetta ricavata da un vecchio campanello elettrico di porta.

Dopo è la volta del boss Enzo Ciorba aka Heinz che sceglie un piccolo cuore con cartiglio dove fa inscrivere il nome della sua amata e adorabile Flo Nuttall. Mentre lo tatua Gippi gli racconta di vecchie glorie come Don Ed Hardy o di quando ha conosciuto Mike Malone, Brian Everett e Felix Leu. Sembra quasi di incontrare quelle leggende del tatuaggio statunitense tanto il suo modo di raccontare è colorito e caloroso. Dopo è il turno del nostro inossidabile shop manager Alberto Caci. Si fa marchiare sulla braccio una donnina avvolta da un serpente, un classico anch’esso inossidabile. Il suo sorriso smagliante mentre si fa tatuare parla più di tutte le parole che potremmo spendere qui. Come ultima della giornata tocca a Diletta Lembo, tatuatrice salentina emigrata a Londra in quel del Family Business, ben rinomato studio di Mo’o Coppoletta, già seconda casa di molti tatuatori italiani. Anche lei sceglie di farsi tatuare sulla gamba e come soggetto opta per un piccolo pugnale.

Prima di andar via facciamo una foto tutti insieme che imprime nel tempo una giornata speciale che non si può facilmente raccontare con le parole perché fatta di sensazioni, risate, buone vibrazioni, racconti, scambi, rispetto e anche insegnamenti, non però quelli impartiti dall’alto di un piedistallo o da dietro una cattedra, ma quelli, simili agli insegnamenti della strada, imparati nel confronto tra persone che perseguono un’etica e si rispettano l’un l’altro, forse proprio perché sanno che attraversiamo tutti lo stesso Mondo e siamo destinati tutti alla stessa fine, l’importante è il percorso. Per tutto questo ringraziamo Gippi e speriamo di averlo presto ancora di nuovo ospite.

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